Una nuova vita

Non ho mai avuto grandi ambizioni, ho sempre voluto fare ciò per cui sono nato, niente di più. Mio padre era ebreo, un piccolo artigiano di Norimberga. Uno con pochi soldi,un uomo di poche parole,ma un grande lavoratore attento e oculato. A distanza di così tanti anni mi ricordo ancora  la sua bottega, un posto grottesco, come ormai non ce ne sono più. Un buco in cui a malapena si riusciva a camminare, dove la merce ti sovrastava da ogni lato. Eppure era di un ordine a cui, vedendolo dall’esterno, era difficile credere. Ogni cosa aveva un posto, e lui la conservava con cura sempre in quel medesimo posto, spostandola solo per venderla. Sul retro vi era una piccola sala, è lì dove avveniva la magia, dove mio padre dava sfogo alla sua arte. Partendo da materia grezza, racimolata in giro a poco prezzo, creava piccoli capolavori. Il processo era molto lungo ma il risultato giustificava a pieno il tempo speso. Io e miei fratelli passammo praticamente tutta la nostra infanzia ad osservarlo, non ci si stancava mai. Le cose però precipitarono rapidamente, la guerra alle porte,l’instabilità, gli atti vandalici, le minacce.

Il clima era cambiato,  di quell’uomo mite e sereno che mi aveva cresciuto non era rimasta che l’ombra. Ero sicuro sarebbe successo qualcosa, qualcosa si terribile. E così accadde. Un sera, una grande rappresaglia colpì il piccolo quartiere in cui vivevamo. La bottega fu distrutta e saccheggiata. Mi salvai per miracolo. Non ebbi più notizie ne di mio padre, ne di molti miei fratelli. Rimasi a lungo nascosto in ciò che restava della bottega finchè non fui scovato da una famiglia tedesca  che,forse impietosita dal mio stato e dal mio destino segnato,decise di portarmi con sè nella loro villa di campagna. Niente a che vedere con con gli spazi stretti della bottega. Mi fu dato il compito di accogliere gli ospiti nella sala grande, dove venivano organizzate feste ed eventi dell’alta società. Mi piaceva. Mi legai molto a loro, in particolare ai due figli. Suonavamo spesso insieme, erano ottimi musicisti. Ma forse lo dico perchè non avevo suonato con nessuno prima di loro. Avevo imparato a suonare perfettamente i brani degli artisti più classici, da Mozart a Beethoven, da Bach a Wagner. Con il passare del tempo l’appuntamento di ogni sera divenne però sempre  sporadico. Ebbi sempre meno occasione di suonare in loro compagnia.

Le loro assenze divennero sempre più lunghe finchè, prima uno poi l’altra, si trasferirono definitivamente, attirati dal mondo cittadino e dalle possibilità che esso forniva. Rimasi nella sala ad accogliere gli ospiti, ma smisi di suonare. Quando l’ormai vedova proprietaria della casa si ammalò vendette la casa e non potendosi più occupare di me mi lascio ai nuovi proprietari. Fu una altro duro colpo. Per loro la casa non era la residenza principale,ma solo un luogo tranquillo dove trascorrere le vacanze, e il mio ruolo divenne quello di custodire la casa quando loro non c’erano. Fu molto noioso, e rimasi per lunghi e frequenti periodi totalmente solo. Iniziai a pensare che un giorno non sarebbero mai più tornati. Il mio incubo divenne realtà, mi ritrovai abbandonato.

Ebbi paura di non suonare mai più. Inizia ad accumulare polvere, a scordarmi, a marcire. I tarli iniziarono a bucare le mie gambe. Persi ogni speranza. Quasi trent’anni dopo, la casa ormai da tempo abbandonata fu ristrutturata. Io fui caricato su un camion. Un viaggio buio e lungo. Era la fine per me, stavo per essere buttato,ormai ero vecchio ed inutile. Il viaggio finì, mi ritrovai in un luogo che mi sembrava familiare. Mi ricordava molto la bottega in cui ero cresciuto,il luogo a cui ero affezionato al mondo.

Certo le dimensioni erano totalmente diverse, ma l’atmosfera era la stessa. Pensavo che mi avrebbero fatto a pezzi, e riutilizzato ciò che di me si era salvato. Un uomo mi osservò con attenzione. Nei suoi occhi rivedevo la stessa passione, la stessa emozioni di chi mi diede la vita anni orsono. Con lui tornai a suonare, una sensazione magnifica che mai avevo provato. Mi rimise a nuovo,il mio legno non era mai stato così elegante e maestoso. I miei tasti erano splendenti, bianchi come la neve. Ero in grado di suonare persino meglio di prima. Da lì in poi ho suonato con alcuni dei più grandi maestri al mondo, feci sentire le mie melodie a migliaia di persone.

Nella mia vita ho imparato che la passione conta più dell’ambizione, che l’amore per ciò che si fa ti porta più lontano di qualsiasi altra cosa. Io sono nato per suonare, e grazie a chi mi ha dato una possibilità quando nessuno avrebbe mai creduto in me, posso ancora suonare, suonare meglio di quanto io abbia mai potuto fare.

 

Speriamo che la nostra prima #storiadelladomenica sia stata di vostro gradimento. Ne potrete trovare una nuova ogni domenica, qui sul nostro blog.

                                                                                                                                      

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