La “fabbrica” del suono: approfondimento sulla meccanica dei pianoforti

La meccanica del pianoforte è complessa e delicata allo stesso tempo, può variare per pianoforti verticali e orizzontali (a coda) ed è costituita da innumerevoli componenti.

Nonostante la differenza tra la meccanica di un pianoforte a coda e quella di un pianoforte verticale,  il gruppo della meccanica prevede tre componenti principali: meccanica, tastiera e martelliera.
La tastiera è composta da 88 tasti di cui 52 sono bianchi e 36 neri disposti in una successione che intervalla gruppi di due o tre tasti neri. Generalmente la tastiera viene posizionata su una base di legno derivata dall’abete, mentre il materiale dei tasti varia a seconda del prestigio del pianoforte: nei più sofisticati i tasti sono in avorio o ebano, mentre per pianoforti comuni viene usato un materiale chiamato “galalite”, ottenuto dalla caseina.
I martelletti sono piccoli blocchi di legno rivestiti in feltro e sono la parte della meccanica che provoca il suono, infatti, il martelletto batte contro la corda provocandone la vibrazione (una volta colpita il martelletto torna in posizione e lascia che la corda vibri). Su pianoforti ben strutturati il cuore del martelletto è in noce (un tipo di legno che mantiene nel tempo ottime caratteristiche di resistenza alle sollecitazioni e agli urti), mentre il feltro, che lo ricopre, viene selezionato in modo accurato cercando di ottenere il massimo della elasticità e della potenza. Le asticelle alla cui sommità sono incollati i martelletti,invece,(chiamate “stiletti”) vengono realizzati in carpino, un materiale noto per la sua tenacia.
Un’altra parte fondamentale, che fino ad ora ho trascurato, sono i pedali. Un pianoforte può avere dai due ai quattro pedali, generalmente in ottone, il cui scopo è quello di accrescere o diminuire la sonorità e di legare/fondere i suoni (tant’è vero che possono adoperarsi anche contemporaneamente). I pedali si possono distinguere in: risonanza o forte; una corda o piano; quarto pedale; tonale o sostenuto; sordina.

Pianoforte verticale (o dritto):
I pianoforti verticali si sono diffusi dopo il 1800 e sono composti per lo più da una meccanica posizionata in piedi al di sopra della tastiera; possono però differenziarsi per la posizione del martelletto che può percuotere la corda anteriormente o posteriormente con un movimento orizzontale provocato premendo uno dei tasti della tastiera.

Pianoforte orizzontale (a coda):
E’ a partire dal 1700 che le meccaniche dei pianoforti a coda orizzontale hanno iniziato a modernizzarsi, influenzando successivamente anche i pianoforti verticali con meccaniche di “rimbalzo”. Un vero passo si ebbe però con le meccaniche a ripetizione (1823), un sistema che venne ulteriormente perfezionato nel 1850 e che permette la ripetizione della percussione di una corda senza dover di nuovo premere a fondo il tasto grazie all’utilizzo della molla “Herz” (nome derivante dal suo inventore).
Nel pianoforte a coda la meccanica è sdraiata di fronte alla tastiera; la vibrazione delle corde avviene, quindi, con un movimento verticale del martelletto che si muove dal basso verso l’alto (questo è visibile nel video Fazioli Greatest Piano Ever Made ).

Siete rimasti affascinati dal funzionamento del pianoforte, dalla “fabbrica” del suo suono?

Se siete interessati anche alla meccanica del pianoforte digitale vi consiglio la lettura “Il pianoforte digitale – la meccanica #1” pubblicato su Pianosolo da Riccardo Gherbi.

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