Non ti preoccupare, ho un piano

La macchina avanzava nell’oscurità della notte, la fitta nebbia non sembrava minimamente voler farsi attraversare dai fasci luminosi dei fanali. Quella stradina di campagna non era mai sembrata a Giulio così contorta, cosi pericolosa. Non poteva distrarsi, eppure era così difficile. Da una settimana ormai passava in ufficio tutte le sue giornate, dalla mattina presto fino alla tarda sera; questa volta era dovuto rimanere addirittura fino mezzanotte per ultimare delle pratiche. Non era mai stato così stressato, ma d’altronde non aveva scelta. Il suo capo era stato chiaro: il lavoro va finito, e il più presto possibile.

Aveva acceso la radio per rilassarsi un po’, ma quelle canzoni, quelle musiche non gli appartenevano. Non era mai stato un grande amante della musica moderna. La spense. Sentiva la testa sciogliersi in un caldo tepore, forse aveva la febbre, forse era arrivato al limite. Una goccia di sudore gli scivolò lungo il viso. In macchina il termometro segnava 2 gradi, e si era tolto la giacca. Si accorse in quel momento che la camicia era tutta bagnata. Ai suoi occhi venne richiesto uno sforzo estremo, dopo che avevano fissato per 10 ore uno schermo, adesso dovevano cogliere ogni minimo cambio di direzione della strada. Tutto il corpo di Giulio gli chiedeva di fermarsi, ma non poteva di certo costeggiare sul ciglio della strada con quel tempaccio. Inoltre aveva una gran fetta di essere a casa, non tanto per riposarsi, ma quanto per ritrovare un ambiente familiare, rassicurante. Finalmente entrò in paese, parcheggiò la macchina nel box.

Era estremamente provato dalla giornata e dal viaggio. Aveva sempre preso le scale, un po’ perché non vedeva il senso di farsi trasportare da una macchina quando poteva fare da sé, un po’ perché infondo gli piaceva sentire il suo corpo lavorare un minimo percorrendo i 4 piani che lo separavano dal suo appartamento. Ma quella notte non era in condizioni, e dovette rassegnarsi a farsi dare uno strappo. Nell’ascensore si guardo alle specchio e quasi non si riconobbe. I suoi riccioli neri appiattiti sulla fronte bagnata, il suo viso sembrava più scavato e pallido. Non aveva avuto il tempo di rasarsi nell’ultimo periodo e la barba poco curata non gli donava per nulla. Entrò in casa. La vedeva molto più vuota. Come molto più vuota vedeva la sua vita. Uscito da una relazione di 4 anni, adesso viveva da solo, e la solitudine iniziava a farsi sentire.

Si buttò sotto la doccia, l’acqua calda lo rinvigorì. Non si insaponò, ma rimase in piedi, sotto il getto, inerme. Quando trovò le forze per uscirne,si infilò il pigiama, andò in cucina e si preparò una tisana al mirtillo. Portò con se la tazza in salone, si sedette. I suoi problemi sparirono tra le note che  batteva con le dita. In casa non era del tutto solo. Viveva con il suo pianoforte, il suo amico di legno, la sua più grande forza. Il lavoro, la stanchezza, la solitudine tutto spariva finché la musica inondava la stanza. Giulio sapeva che se riusciva ad andare avanti era grazie a questo momento, e sapeva che grazie a questo non avrebbe mai mollato.

Non perderti la #storiadelladomenica di settimana scorsa “La magia della musica“! La trovi ovviamente nel nostro blog insieme a tanti altri articoli interessanti!

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