L’uomo delle diciotto e trenta

Da qualche giorno avevo notato che molto spesso, sempre verso le 18.30, lo stesso uomo era solito fermarsi sotto il mio palazzo. Anche se inizialmente non ci prestai molto attenzione, la cosa iniziò ad incuriosirmi. Lavorando alla scrivania, proprio davanti la finestra che dava sulla strada, iniziai ad osservarlo furtivamente scostando le tendine rosse dietro cui mi nascondevo per non farmi vedere.

Era diventato ormai un appuntamento fisso. Lo osservavo mentre se ne stava li fermo, avvolto nel buio della sera, illuminato soltanto dalla luce fioca dei lampioni. Indossava un cappotto lungo, come si usava una volta. Sulla testa un cappello anch’esso molto vintage, e al collo una sciarpa. In questo periodo dell’anno il freddo si fa sentire. I dettagli del viso però sfuggivano in quella penombra, dando spazio alla fantasia. Iniziai ad immaginarlo come un signore anziano, come una vecchia fiamma della arzilla vecchietta del secondo piano, che ancora era innamorato di lei e ogni giorno sperava che lei scendesse per lui. Lo immaginai come un tipo losco che progettava un furto, osservando tutti i punti deboli dell’edificio, le abitudini delle persone, mentre lentamente e minuziosamente stilava un piano perfetto.

Per un paio di settimane queste fantasie mi balenarono nella mente a tal punto che decisi di volerne sapere di più. Volevo vedere come era quell’uomo,volevo capire chi fosse veramente. Così una sera, prima di iniziare a lavorare, misi la sveglia alle 18.15. Per nulla al mondo potevo perdermi quell’appuntamento di cui solo io ero a conoscenza. Scesi in strada, finsi di fare una passeggiata, di non dare nell’occhio, di sembrare un normale passante. Dopo aver camminato in tondo per una decina di minuti lo vidi comparire in fondo alla strada. Ormai lo conoscevo bene, sapevo addirittura come camminava e inoltre il cappello toglieva ogni dubbio. Per quanto la cosa fosse stupida, ero molto entusiasta, molto emozionato. Mi sembrava di essere in un film giallo. Gli andai incontro camminando sul marciapiede opposto, quando mi superò attraversai la strada e lo segui per quei pochi metri che lo separavano dal mio palazzo.

Come previsto si fermò. Mentre mi avvicinavo pregustavo già il momento in cui lo avrei osservato da vicino, non avevo mai voluto conoscere una persona così tanto in vita mia. A pochi passi da lui mi bloccai. Una dolce melodia si era diffusa nell’aria. Le note di un pianoforte arrivavano nitide, a riscaldare il cuore dei passanti infreddoliti. Qualcuno al primo piano lo stava suonando. Capii che l’uomo tutte le sere si fermava ad ascoltare quella musica, e capii anche perché. Rimasi rapito, e persi la cognizione del tempo immerso in questi pensieri. All’improvviso l’uomo si girò e mi disse sorridendo “magnifico vero?”. Io colto alla sprovvista e un pochino imbarazzato risposi “molto”. Poi si voltò e fece per andarsene ma prima, mentre camminava girò la testa e chiese “lei abita qui al terzo piano, vero?”.

Se ti è piaciuta questa #storiadelladomenica non perderti anche quella di domenica scorsa “La musica del Natale“. Inoltre visita il nostro blog dove troverai articoli per veri appassionati di musica!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...