Ricordo di un restauratore

Ho passato la mia vita a restaurare pianoforti, a costruire tutto su questi strumenti, perché questo è ciò che amo fare.

Fino ad ora ho scritto solamente articoli che trattassero argomenti piuttosto tecnici, dal significato oggettivo di restauro, alla storia della meccanica; oggi vorrei andare oltre e cercare di spiegarvi cosa significhi per me fare il restauratore.
Ricordo ancora quando un uomo sulla sessantina entrò nel mio laboratorio chiedendo informazioni su come io effettuassi un restauro. Inizialmente rimasi colpito dalla domanda, ma senza indugiare risposi; così iniziai a spiegargli in modo tecnico ciò che avrebbe potuto sentire da qualsiasi altro restauratore.
“Come primo passo osservo ed analizzo attentamente lo strumento così da individuare le sue pecche; che siano estetiche o sonore. Una volta individuate queste, cerco di comprendere quale valore abbia oggettivamente il pianoforte e ,quindi, in base alle esigenze anche del cliente, cerco i materiali e i pezzi che più fanno al caso suo, stilando nel mentre un preventivo…” Qui il cliente mi fermò affermando che di termini tecnici e complessi sulla procedura ne aveva già sentiti abbastanza e che ciò che gli interessava realmente era sapere quale fosse il valore aggiunto che potevo offrire al lavoro. in quel momento mi resi conto che ero stato estremamente attento alla procedura, dimenticandomi, così, del motivo principale che mi portò a diventare un restauratore. Riflettei attentamente sull’ obiezione posta da quel signore, capii cosa intendeva e cambiai la mia risposta, non stando attento ad impressionare il cliente, ma mostrando semplicemente ciò che realmente mi appassiona del mio mestiere: quando mi viene commissionato un nuovo lavoro, la prima cosa di cui mi preoccupo è conoscere il cliente e, quindi, di capire il valore che egli conferisce allo strumento. Mi piace pensare di essere in grado di trasferire quel valore in me e di riuscire, poi, ad applicarlo durante la riparazione, con l’intento di ottimizzare la lavorazione e di conseguenza soddisfare pienamente il proprietario.
E’ stata la prima volta in cui io dissi ad un cliente cosa suscitasse in me tale lavoro; sono stato abituato, dall’ esperienza, a cercare di interessare e colpire le persone che si rivolgevano a me, mostrando la parte più tecnica e professionale, facendomi sempre vedere molto competente, pensando fosse la soluzione migliore per indurre le persone a lasciarmi i loro strumenti, mostrare ad esse che ero ben consapevole di tutto ciò che occorreva per restaurarli al meglio. In questo modo, però, mi sono dimenticato di ciò che realmente conta: far capire che loro possono lasciarmi i propri strumenti per il fatto che io mi prendo cura di essi, me ne preoccupo ed interesso, quasi come fossero miei.

Ho deciso di raccontare questa storia in seguito alla lettura di alcuni articoli, tra cui “La passione per lo studio del pianoforte”di Christian Salerno, “Stefania Tellini: la delicatezza e la passione di suinare il piano” di Federica di Bari e “Studio di idee chiare, ingredienti di una carriera promettente” di Alessandra Veronesi, i quali mi hanno ispirato. Anche voi avete qualche storia sulle vostre passioni da raccontarci?

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